Il ruggito delle conigliette
A ottantaquattro anni Hugh Hefner si è messo a fare incetta, con frenesia di solito serbata a cause migliori, delle azioni della propria creatura, la rivista patinata per adulti “Playboy”. La mossa ha sorpreso il consiglio di amministrazione del mensile, che negli ultimi anni stava facendo uno spietato – dunque eccellente – lavoro manageriale per salvarlo dal fallimento, tagliando uffici, spogliandolo del superfluo, affidando all’esterno alcune mansioni.
24 AGO 20

A ottantaquattro anni Hugh Hefner si è messo a fare incetta, con frenesia di solito serbata a cause migliori, delle azioni della propria creatura, la rivista patinata per adulti “Playboy”. La mossa ha sorpreso il consiglio di amministrazione del mensile, che negli ultimi anni stava facendo uno spietato – dunque eccellente – lavoro manageriale per salvarlo dal fallimento, tagliando uffici, spogliandolo del superfluo, affidando all’esterno alcune mansioni, e mai più si aspettava che il fondatore storico – che pure sa come occupare il proprio tempo libero – mollasse i pigiami di seta per tentare di riconquistarne il controllo. La corsa all’accaparramento in Borsa ha scatenato anche gli appetiti dei diretti concorrenti di “Penthouse”. Risultato: il valore delle azioni di “Playboy” s’è ingrossato in un lampo del 40 per cento, toccando il massimo degli ultimi due anni. Commenta un analista di Borsa: “Negli ultimi anni ‘Playboy’ ha dovuto affrontare la transizione su Internet e ora è in perdita, sono tempi grami. L’unica spiegazione possibile è che Hugh vede qualcosa che noi non vediamo” (questo è in genere sempre vero).
Ora, il settore d’affari di cui (ci dicono) si occupa “Playboy” è il più inflazionato su Internet. E’ difficile pensare che la rivista ne possieda il monopolio: si tratta piuttosto di un mercato selvaggio, in cui si affaccia un nuovo concorrente ogni minuto. Eppure il fondatore è fermamente convinto che investire il proprio denaro in un’impresa in mezzo al guado tra carta stampata e Internet e che si occupa di un commercio senza pretese di copyright sia un affarone. Che abbia ragione Hefner, che negli ultimi cinquant’anni ha mostrato di avere un fiuto di editore non comune? Se vale per le modelle svestite può valere – e si va un gradino di decenza sotto – anche per le notizie e per i giornalisti che se ne occupano, un altro settore dove non ci può essere monopolio ma dove continuerà a contare il nome. La transizione al nuovo può incutere timore, ma la compagnia è ottima.
Ora, il settore d’affari di cui (ci dicono) si occupa “Playboy” è il più inflazionato su Internet. E’ difficile pensare che la rivista ne possieda il monopolio: si tratta piuttosto di un mercato selvaggio, in cui si affaccia un nuovo concorrente ogni minuto. Eppure il fondatore è fermamente convinto che investire il proprio denaro in un’impresa in mezzo al guado tra carta stampata e Internet e che si occupa di un commercio senza pretese di copyright sia un affarone. Che abbia ragione Hefner, che negli ultimi cinquant’anni ha mostrato di avere un fiuto di editore non comune? Se vale per le modelle svestite può valere – e si va un gradino di decenza sotto – anche per le notizie e per i giornalisti che se ne occupano, un altro settore dove non ci può essere monopolio ma dove continuerà a contare il nome. La transizione al nuovo può incutere timore, ma la compagnia è ottima.